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martedì 26 marzo 2013

Interludio: Modena Buks e due pensieri sparsi sull'editoria


E se te lo dicono quattro Avengers, so ca**i!

Oggi dovevo mettermi al lavoro su storia navale, e dedicare all'esame del professor Lo Basso, ma dopo la stanchezza accumulata per il viaggio a Modena, ecco che mi sento un po' giù di tono, e che mi metto prima a leggere un Dylan Dog e poi a scrivacchiare. Il cervello invia la fine delle trasmissioni, e tanti saluti libri...SIGH!

La giornata a Modena non è stata per nulla male. Mi sono preso un paio di libri di cui avevo sentito parlare, (Le Magie di Omnia ed Exilium...no, scordatevi le recensioni, marmittoni! Io e Wade abbiamo altro da fare). E, soprattutto, allegando a Nytrya delle immagini sono riuscito a vendere qualche copia, in questa toccata e fuga al Foro Boario!

Di ritorno da un Modena fredda e piovosa, ieri mi sono alla fine ricordato di un discorso fatto con la mia professoressa di storia dell'editoria, non molto tempo fa.

La domanda da cui era partita tutta la lezione, era "Quante case editrici pensate esistano in Italia?"


Risposi, a botta più o meno sicura, "Nell'ordine di qualche decina di migliaia

La prof., con la sua solita espressione minacciosa, disse "Ni. Una decina di migliaia"

Da lì si continuò con un dato significativo: oltre la metà di queste 10000 case editrici, non ha nemmeno un titolo in catalogo.

Ci possiamo domandare perché. Le soluzione possibili sono:

a) mancanza di titoli validi approvabili da case editrici neonate;
b) mancanza di fiducia da parte degli scrittori nei confronti delle imprese editoriali medio-piccole;
c) Lord Eunandador ha strozzato nella culla tutte queste case editrici, deviando la loro posta;
d) sono tutte in mano a faccendieri poco puliti, che li usano per motivi fiscali;
e) mancanza di distribuzione.

Tipico possessore di casa editrice medio piccola senza pubblicazioni, usata per riciclare il denaro sporco della mala.

Tralasciando gli esempi C e D, credo che la notizia possa in realtà farsi risalire a una commistione delle prime due motivazioni. Ma, al contempo, credo sinceramente che tutto possa tradursi in una semplice parola: CRISI.

La piccola e media editoria copre pubblicazioni che, altrove, non avrebbero alcuno spazio. Un esempio pratico: proviamo a immaginare uno scrittore che decida di dare spazio al piffero delle quattro province nel mondo dell'editoria. Si tratta di uno strumento particolare, diffuso solo tra le zone di Genova, Pavia, Alessandria e Piacenza. Lord Eunandador non si sognerebbe mai di pubblicare questo tipo di  cose. Troppo locali: cosa vuoi che gliene freghi a un napoletano, o anche solo a un torinese o un milanese del piffero delle quattro province? (ringraziate: vi ho risparmiato il pessimo gioco di parole a cui anche voi avete pensato.)

E qui, entra in gioco la distribuzione. Uno dei grandi problemi del caso italiano, caso editoriale completamente atipico, è proprio la distribuzione delle opere pubblicate dalle case editrici. Oggi sono molte le case editrici che nascono e muoiono senza riuscire a trovare un maledetto distrubutore perché, cosa vuoi che ti dica, i tempi son quelli che sono, noi paghiamo ancora lo stipendio a Razzi ed oggi dobbiamo pagare anche per l'albergo a Crimi, e quindi non posso proprio prendermi il rischio, guarda, me lo prenderei, ma proprio non posso, sai com'è, c'è crisi.

Il gioco non vale la candela, insomma.

A sopperire, ci sono gli eventi come il Modena Buk. Per chi non lo sapesse, la fiera della piccola e media editoria era nata anni fa a Napoli, spostandosi poi a Brescia e trovando, infine, asilo politico a Modena. Lord Eunandador ha messo le mani su Torino, noi abbiamo Modena. Il vantaggio, è che la gastronomia modenese è innegabilmente tra le migliori d'Italia, non me ne vogliano la bagnacauda e i grissini . Nel mio piccolo, le vendite migliori di Nytrya le faccio non a Genova, dove sarebbe anche sensato farle, ma nelle varie fiere. Credo che, partendo dal Belgioioso dello scorso anno, fino ad arrivare al Modena Buks dell'altro giorno, le copie di Nytrya vendute corrispondano almeno a una trentina. Per dire, credo sia il risultato migliore che ho fatto, tralasciando le presentazioni (anche lì, dovrei aver venduto un'altra quarantina di copie con le varie presentazioni eseguite).

Questo perché, in mancanza di una pubblicità martellante in puro stile Troisi, o di una rete di distribuzione in grado di farti bestemmiare (in stile: cavolo, ma mi becco Faletti anche qui, allo spaccio di San Bartolomeo, vicino a Chiusa Pesio!?) devi avere un contatto diretto con l'acquirente. Se non sono gli altri a presentarti, se non hai i contatti in grado di organizzarti una maledetta intervista, sta solo a te prendere la Modena - Brennero, passando da Tortona e Pavia, e venderti nella maniera possibile. Speigare a una persona perchè dovrebbe comprare il tuo Nytrya, piuttosto che un maledetto libro del trio Tro-Ghi-Stra, è fondamentale. Condividi idee con le persone, le basi che ti hanno portato a concepire quel libro e i sogni che hai riposto in esso.  Se sei un attore abbastanza bravo, loro finiscono per dare un volto umano allo scrittore, finiscono per intenerirsi, e decidono di comprare.

Quattro libri venduti in un giorno per una Troisi, scrittrice sciatta e con la convinzione che tutti i suoi lettori siano perfetti imbecilli, ma affiancata a uno dei migliori disegnatori italiani e con una grande case editrice alle spalle, sono nulla.

Per me, sono la differenza tra un viaggio andato a vuoto e una giornata positiva.





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