Prof Covenant On the Road

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sabato 14 dicembre 2013

La teoria dell'effetto "Due Torri". Lo Hobbit - La desolazione di Smaug.

La trilogia de Lo Hobbit. Qualcosa che, per il Tolkieniano medio, è uno degli eventi più attesi e agognati. Qualcosa da aspettare e temere.



Un po' come le primarie del PD.

Ci sarà stato il temuto "effetto due torri"? O ci saremo beccati un effetto LOST?

Spoiler volanti marmittoni!



Effetto Due Torri.

Dicesi "Effetto Due Torri" quel fenomeno che colpisce tutti i registi intenti a produrre un film centrale in una trilogia, in cui, inevitabilmente, ci si ritrova davanti a una serie di escamotage per allungare il film e a un inevitabile aumento della spettacolarità delle scene per coprire i problemi di regia.

Chi per errore (magari cercando il blog del Doc! Pensa alla delusione!), abbia già avuto modo di leggere qualche mio post, saprà del mio scarso amore per Le Due Torri, secondo film della trilogia del SdA di Peter Jackson. Per quanto fosse comunque divertente, e nonostante la battaglia del Fosso di Helm meritasse un posto d'onore nella saga, non ho avuto modo di sopportare le piccole, inutili aggiunte presenti nel film. Gimli ridotto a macchietta... la presenza dei maledetti elfi al Fosso di Helm (almeno ci avessero messo i nani di Erebor!)... Aragorn che si va a fare "un piccolo capitombolo dal dirupo"... Frodo e Sam che finiscono a Osgiliath... tutta la parte relativa a Eomer esiliato... l'inserimento forzato di Arwen... e qualcuno ha avuto il coraggio di dirmi che tutto questo era nel libro!

Da questo film mi aspettavo, già dai trailer, questo. E in effetti, qualche aggiunta pesante ce la siamo beccata, ma come ha detto il dottor Pala all'uscita della sala "effetto una torre e mezzo, dai".

Assodato che le aggiunte ce le siamo sciroppate, bisogna analizzare le stesse. Nel primo film de Lo Hobbit erano, tutto sommato, sensate e accettabili. Non c'era nulla, o quasi, che in fondo non fosse stato descritto in altri libri di Tolkien, nello specifico l'intera parte del Bianco Consiglio e del Negromante di Dol Guldur. La cosa che mi fece uscire di testa fu la presenza di Azog (morto da una trentina d'anni all'epoca de Lo Hobbit).

L'impressione che ne ho ricavato da quanto aggiunto al canone tolkieniano in questo film è stata particolare, come se Jackson (che dieta ha fatto, per inciso!? Voglio farla anch'io! Non funzionerebbe, siete solo voci nella mia testa!) seduto accanto a me in sala mi dicesse "Cacchio vuoi, dovevo arrivare a tre film!"

Detto questo, le aggiunte sono state piacevoli, o è una roba come quella di Gimli ridotto a ruttare di fronte a re Theoden?
 
C'era una volta a Brea.

I primi minuti del film si aprono con Thorin che arriva al Puledro Impennato di Brea. Una piccola chiccha per chi il Signore degli Anelli se lo è letto tutto, appendici comprese, e per chi ha comprato anche I Racconti Incompiuti, leggendosi la parte relativa alla Cerca di Erebor. L'incontro, per Tolkien, è effettivamente avvenuto e si è svolto in quella maniera. La cosa particolarmente bella, per me, è stato rivedere le atmosfere del Puledro, una delle cose che mi erano piaciute maggiormente nel primo film. La domanda è: perché diavolo Jackson deve mangiare, ogni volta che va a Brea, una carota?

Beorn e Bosco Atro.

"Mi scusi, per l'Acquario di Genova vado bene di qui?"


La prima buona notizia appresa dai trailer era la presenza di Beorn.

Beorn è un mutatore di pelle che aiuta i nani e Bilbo a rimettersi in sesto dopo il loro non propriamente ottimale passaggio delle Montange Nebbiose. Il fatto che non abbia fatto la fine di Tom Bombadil non è cosa da poco! Devo dire che, almeno da questo punto di vista, è stato realizzato piuttosto bene, e la scelta e il trucco dell'attore (Michael Pesbrand, a me praticamente sconosciuto prima di ieri sera) sono stati molto azzeccati. L'incontro non avviene esattamente come nel libro. Ed è un bene! Gandalf li conduce in casa sua, mentre lui è assente. In effetti la scena dei nani che arrivano due alla volta non avrebbe retto granché, considerato come Jackson abbia deciso di mantenere gli orchi in caccia. Sensato, visto che comunque si è voluto rendere meno infantile il tutto, ma molto diverso rispetto al libro, dove le Aquile permettevano alla compagnia di Thorin di seminare completamente gli orchi. Nel film, non avrebbe retto.

Nel complesso, comunque, i primi minuti del secondo capitolo mi lasciano soddisfatto.

La parte in Bosco Atro era una di quelle che aspettavo maggiormente. Nel libro, l'oscuro tragitto all'interno del tortuosissimo bosco elfico, erano uno dei pezzi che avevo maggiormente amato da bambino, proprio per i suoi tono più cupi.

E qui iniziano le magagne. Fino al momento in cui Bilbo sconfigge i ragni, battezzando la sua spada Pungolo  (un tempo Pungiglione e tutt'ora motivo di diatriba sull'adattamento tra Rusconi, Adelphi e Bombiani), tutto procede bene o male come nel romanzo. La scena di Bilbo che si arrampica sugli alberi per scorgere la fine della foresta, tra le altre cose, è davvero ben fatta, e mi ha sinceramente ricordato il libro, quasi facendomi tornare il tenero piccoletto di otto anni che si era ritrovato per la prima volta tra le mani un libro fantasy.


E forse, riflettevo, è soprattutto in questi piccoli particolari che persiste il piacere di seguire di nuovo Jackson nella Terra di Mezzo.

Un momento...mi asciugo la lacrimuccia!

Dov'eravamo? Ah sì...

Feccia elfica!!!

D'accordo, il mio odio per la razza elfica non conosce alcun limite e si riflette in tutti i PG da me giocati in D&D o in qualsiasi altro GdR. Ma qui il mio odio cresce a dismisura.

Attaccati dai ragni, i nani scappano, come noto, grazie a Bilbo. Nella fuga, però, vengono intercettati dagli elfi, che fanno fuori una buona parte degli aracnidi e circondano la compagnia del Re Sotto la Montagna. BASTARDI! Approfittare di un momento di debolezza della fiera stirpe nanesca per attaccarli e sorprenderli! VIGLIACCHI DALLE ORECCHIE A PUNTA!!!

La scena della perquisizione dei nani, va detto, è piuttosto ben riuscita: almeno credo, visto che per me l'intento base era quello di creare un odio profondo contro i fottuti orecchie a punta, o no? Sta di fatto che quando Gloin viene perquisito e mostra il portaritratti di sua moglie e Gimli, giuro che mi sono commosso (papà pensa a me! Mi vuole bene!!!)

Ora, rivedere quel debosciato di Legolas di certo costituisce un fastidio, ma non mi urta più di tanto. In fondo era effettivamente a Bosco Atro ai tempi della Cerca di Erebor, e il suo inserimento, in un ruolo marginale è accettabile. Quello che ho sopportato poco, alla fin fine, e che fin dal trailer mi puzzava di minchiata, era la sua presenza.




Quindi...l'isola di Lost era Numenor? Ha un certo senso.

Scherzi a parte, quando crei un personaggio apposta per un adattamento la cosa rischia di essere un vero terno al lotto: perché non venga fuori una cretinata, devi veramente essere bravo. Jackson, almeno, è un regista navigato, che sa il fatto suo e sa come fare a non imporre troppo l'elfa Tauriel agli amanti di LOST Tolkien. Inserendola in un triangolo amoroso con Kili e Legolas.

La mia pacatissima reazione stata più o meno:


NO C***O!!! UN FIERO ESPONENTE DELLA STIRPE NANICA, UN MEMBRO DELLA FAMIGLIA REALE DI DURIN NON DEVE MISCHIARSI CON LA FECCIA ELFICA!!!

Superato lo choc iniziale di questa storia, cerchiamo di vederne i lati positivi. Sempre che esistano.

Evangeline Lilly, la Kate di LOST, non la si vuole criticare come attrice in questo frangente. E' l'intero contesto, un tantino banale, del triangolo amoroso che mi fa storcere il naso (sarà che per sei stagioni l'ho vista andare un po' da Sawyer, un po' da Jack, ma ho avuto un dejavu. Non sei da solo.).  Qui, almeno, è complicato da due fattori interessanti. Sia Kili che Legolas per lei sono, in questo momento, distanti. Vuoi per la classe sociale, vuoi per il fatto che sappiamo tutti che nani ed elfi non quagliano e che entro il prossimo film Aidan Turner ci lascerà le penne, mi sa che anche questa volta Kate Tauriel resterà a bocca asciutta.

La scena in cui i due dialogano in prigione, osservati da un Legolas verde di gelosia, devo ammettere che mi ha sorpreso in positivo. L'importante è che quel debosciato elfico con il capello slavato soffra e faccia smorfie di odio. Su Kili si apre una delle sottotrame e delle aggiunte di maggior rilievo di questo film, ma ne parlermo dopo. L'unico problema è che l'elfa Tauriel NON HA SENSO DI ESISTERE COME AGGIUNTA IN QUESTO FILM! MALEDETTO DEL TORO...

Essendo feccia, gli elfi sono comandati dal peggior esponente possibile della loro razza, uno che a confronto fa sembrare virile pure Prince. Quell'immenso bastardo e figlio di elfo ignoto di Thranduil!!!

Chiaramente ispirato a Cinzia, il transessuale platinato di Rat Man: Leo Ortolani medita vendetta.
Completamente assente nel romanzo è la parte in cui il vecchio bastardo elfico propone un accordo a Thorin che, memore del mancato aiuto dopo la caduta di Erebor, replica a Cinzia di mettersi l'accordo dove sa lui (domanda alla Rufy: gli elfi fanno la cacca? No, sono come i serpenti. Fidati degli elfi solo se li tieni attaccati a una catena, dico io), con grandissimo disappunto sia di Thranduil, cresciuto come un'educanda di un collegio W.A.S.P., che di Balin, il quale sottolinea come un accordo fosse la loro unica possibilità di uscita da quelle prigioni.
Il prossimo anno non voterà per Thorin alle primarie.

Ora, come potete immaginare, c'è una delle parti che attendevo maggiormente. Quale?

La corsa nel barile.


"Yohohohoo! Yohohohoo! Yohohohoo! Yohohohoo"


Quante bestemmie mi aveva fatto tirare nel videogioco de Lo Hobbit nell'ormai lontano 2003 questo pezzo!

E quanto mi aveva divertito l'idea che Bilbo, per far scappare i suoi amici nani, li sigillasse ne barili. Beh, al solito qui le cose vanno un po' diversamente, ma devo dire che il modo in cui è stato realizzato questo pezzo mi è piaciuto moltissimo.

Non una fuga alla chetichella, senza farsi vedere dagli odiatissimi orecchie a punta, ma un vero e proprio inseguimento tra le rapide, con tanto di battaglia con gli orchi. La presenza degli orchi inseguitori, comandati da Bolg, il figlio di Azog, è un'altra delle aggiunte, ma in fin dei conti, come detto, è in linea con l'idea di rendere più adulto l'adattamento di quello che era pur sempre concepito come un libro per bambini. Il contro è che non sembra fatto tanto per questo, quanto per aumentare le scene di azione, non propriamente utili ai fini della trama, ma molto per riempire e permettere di allungare il brodo quel tanto che basta per tirarci fuori tre film. 

Purtroppo siamo al solito problema di cui parlavo anche nel primo articolo de lo Hobbit, scritto quasi un anno fa: GLI ORCHI VANNO TRUCCATI, NON SI DEVE USARE LA DANNATA COMPUTER GRAFICA!!!

Ribadisco il concetto: sono più dei pupazzoni che degli esseri demoniaci, partoriti da qualche fucina infernale, come era nella prima trilogia di Jackson. Un Uruk ti sembrava terribilmente vero, faceva paura. Un maledetto orchetto de Lo Hobbit, sembra invece un bambolotto (premi il pulsante sulla pancia: sbava, artiglia e ringhia!). Se si voleva correggere il tiro, l'occasione buona era questo film. Invece, a questo punto, è chiaro che anche nella Battaglia dei Cinque Eserciti ce li troveremo così...

A proposito nella fuga coi barili: qui si sviluppa una delle sottotrame aggiunte più importanti, anche ai fini del nuovo triangolo amoroso dell'Evangeline. Kili viene colpito da una freccia morgul, rischiando così di fare una brutta fine. Ricordate Frodo a Colle Vento? Sì? Bene, il concetto è sempre quello: avvelenamento ed entrata nel mondo degli spiriti, con tanto di visione finale della squinzia elfica avvolta dalla luce. Giusto perché non si poteva mettere Arwen e Glorfindel non è esattamente il tipo ideale di Kili.

Esgaroth sul Lago Lungo.

"Come sarebbe a dire che non mi hanno tagliato!?"

L'entrate in scena di Bard è molto diversa nel libro. Si trattava di un personaggio un po' posticcio, aggiunto in seguito da Tolkien che non voleva far uccidere il drago da Bilbo in maniera vigliacca (non è un bel messaggio uccidere giganti e draghi quando questi dormono!). Arciere straordinario, è in possesso di una singola freccia forgiata nelle fucine di Erebor, con la quale abbatte il drago, per poi andare a pretendere una parte del tesoro di Erebor dai nani. Con che diritto, ce lo domandiamo un po' tutti, eh.

Qui Bard, interpretato da Luke Ewans (ehi, non è quello che faceva Zeus in quella minchiata astrale di Scontro tra Titani? Sì, è lui...faceva pure Aramis in quello sventramento spirituale ai danni di Dumas) è un chiattaiolo che incontra i nani dopo il loro viaggio in botte. Concorda con loro un pagamento per farli entrare di nascosto ad Esgaroth, delle armi e delle provviste. La volontà del regista di dare uno spessore maggiore a un personaggio che, in caso contrario, non sarebbe stato altro che una comparsa promossa nel finale improvvisamente a coprotagonista, è comprensibile e sul solco di quella di dare ai nani una personalità un po' più spiccata. Bard quindi è vedovo, con tre figli a carico, una sorta di contrabbandiere e agitatore delle masse di Esgaroth ai danni del corrotto governatore. Senza bisogno di un blog che gli fornisca 1 € ad accesso.

La cosa particolare di questo Bard è il fatto che si dimostra un personaggio piuttosto carismatico. Sapendo bene come andrà avanti la storia, posso dire che la sua costruzione, quasi da zero, in questo caso è stata fatta bene. L'unica nota stonata sono le frecce nere. Si, frecce, plurale. La grande idea di Jackson è quella di modificare completamente la storia, in questo caso, inserendo d'emblée una particolare balista chiamata "lancia del vento nanica", caricata con delle pesanti frecce nere in ferro. Beh, che dire...costava davvero tanto lasciare le cose com'erano nel libro, in questo caso?
Eh, a quanto pare...

Oltre a questo c'è la scelta, a me incomprensibile, di spezzare in due parti il gruppo dei nani. Kili, malato, deve rimanere indietro. Ok. E il fratello Fili resta con lui. Benissimo. Poi c'è anche Oin, il guaritore del gruppo, che dice (giustamente, per carità!) di dover restare coi malati. Va benissimo. Poi c'è Bofur...ubriaco fradicio dalla sera prima, che non riesce a partire in tempo. La separazione della compagnia di Thorin è una cosa che non riesco sinceramente a concepire. PEEERCHE'!?!?!? Dite quello che vi pare, ma quando vedo cose di questo tipo, non posso fare a meno di chiedermi perché diavolo non seguire il libro. Praticamente hai già una sceneggiatura, che per giunta funziona, perché sviscerarla per farne tutt'altro? Eh, vorrei saperlo...

Serve tutto da scusa per costringere, alla fine, Legolas e Tauriel ad arrivare a Esgaroth, inseguendo Bolg e i suoi. Il risultato è che Tauriel può curare Kili, che sembra comprendere di non avere alcuna possibilità con l'elfa, e Legolas può farsi spaccare la faccia da Bolg. Bravo Bolg! Vedi che quando ti applichi...

Esgaroth merita due parole: è una bellissima ambientazione, un po' villaggio vichingo, un po' Venezia. La scenografia anche qui ha colpito nel segno, dimostrandosi ancora una volta uno dei punti di forza di questa trilogia.


A proposito di Gandalf!

Come nel primo film, Jackson ha deciso di dedicare una parte più ampia al Negromante di Dol Guldur, a.k.a. Sauron. Qui non solo non critico la scelta di aggiungere questa parte al film, ma l'approvo. Si tratta di cose perfettamente inserite nel contesto della cerca di Erebor, accennate anche nel romanzo.

Mi lascia un tantino più perplesso il fatto che Gandalf raggiunga le tombe dei Nazgul, che sospetto trovarsi in Angmar (potrei sbagliare, per carità) nel giro di due giorni. Poi, sinceramente, non capisco perché doverci andare, ad essere brutalmente sincero, ma siamo sempre lì, altrimenti il film durava troppo poco...

La parte ambientata a Dol Guldur è stata una piccola delusione. Si è deciso di concluderla con un cliffhanger che mostra Gandalf prigioniero, in attesa dell'arrivo dei soccorsi e, sinceramente, temo indebolisca un po' il personaggio dello stregone grigio. Un tantino più strana è la decisione di far apparire la scelta di Gandalf di lasciare la compagnia di Thorin come qualcosa di più improvviso, quando nel libro appariva ponderata e decisa da tempo. I misteri della mente di Jackson. Resta un ultimo particolare su cui soffermarmi: l'incantesimo di occultamento impediva anche agli orchi di vedere Gandalf? No, perché il fatto che lo attachino solo quanto questo viene spezzato...PLOTHOLE!!!

Arriva Smaug!


Tana per Bilbo!

La parte realtiva all'arrivo ad Erebor e all'incontro tra Bilbo e Smaug è stata pesantemente corretta. Anche qui, ci troviamo di fronte a delle invenzioni di regia, senza alcun collegamento con quanto visto in Tolkien.

La prima parte con Bilbo che, mandato a cercare l'Archengemma, sveglia Smaug e dialoga con lui mi  è davvero piaciuta, specie per vie delle grandi capacità recitative di Martin Freeman (innegabile, secondo me, il fatto che sia sopra una spanna rispetto a tutti gli Hobbit della prima trilogia, escluso forse solo il suo corrispettivo Ian Holm): l'unica pecca, forse, è proprio nell'atteggiamento di Bilbo. Nel libro, complice la sua invisibilità, era decisamente più spavaldo, secondo me, e più astuto nel trattare col drago, tanto che il suo comportamento ha fatto scuola (ogni giocatore di D&D lo sa: i draghi vanno trattati a suon di lusinghe. Lusinghe e qualche bella Tempesta di Ghiaccio). Dopo il famoso dialogo tra i due, in cui Bilbo elenca i suoi titoli, lasciandosi scappare un "Cavalca Barili" di troppo, iniziano i problemi. Thorin e gli altri entrano in Erebor, cercando di aiutarlo, ma le cose si complicano velocemente. Nel libro, nonostante tutto, Bilbo sopravviveva meglio al primissimo incontro col drago. Le lusinghe avevano un certo effetto sul lucertolone...

Thorin cerca, cosa completamente assente nel romanzo, di uccidere lui Smaug, con un metodo un tantino alla Willy E. Coyote: un bagno d'oro fuso... inspiegabile perché Bilbo, che ha visto il buco nella corazza di Smaug, non riveli la cosa a Thorin. Mi è parso un vero buco logico!

Anche con Smaug siamo di fronte alla saga della CGI. Smaug, rispetto a come poteva apparire un troll o un olifante della vecchia trilogia, appare troppo pupazzoso. Forse Jackson e soci avrebbero fatto meglio a rivedersi un po' Dragonheart, per capire come si realizza un drago in un film. E' venuto fuori qualcosa di un'unghia meglio del draghetto di Eragon e di decisamente lontano dagli standard di altri draghi visti in film con budget decisametne inferiori, come il già citato Dragonheart.

Consoliamoci: nel terzo film, il mostro sputafuoco che ha rovinato parte delle mie notti di bambino, non durerà più di venti minuti.

E adesso? Effetto Star Wars!

Possiamo finalmente tirare le fila del discorso.

Il secondo capitolo dello Hobbit ha fatto un passettino indietro rispetto al primo film, che si dimostrava, bene o male, più fedele alle scelte di Tolkien.

Quello di cui bisogna parlare, a questo punto, è il forte distacco con la prima Trilogia di Jackson. Vuoi per lo scarso uso della computer grafica, vuoi per il fatto che forse il SdA è un opera di più ampio respiro rispetto a Lo Hobbit, dobbiamo constatare come questa seconda trilogia mostri un livello inferiore rispetto alla prima. Ci beccheremo masse di nerds ribollenti intente a discutere sulla qualità delle due trilogie come in Star Wars? Visto quello che ho scritto, temo proprio di sì.

Al solito, ribadisco, se non si fosse capito, che io non faccio recensioni. Parlo di argomenti, e volevo parlare di questo film. Effetto due torri no, forse, ma per l'appunto una torre e mezzo. Se nel primo film bene o male erano quasi tutte le aggiunte erano "tolkieniane", qui l'ingerenza di Jackson o chi per lui, nella sceneggiatura, si è fatta di certo sentire pesantemente. Pur snaturando un po' la trama, non finiscono per peggiore il film. Al solito, capisco che si debbano spendere altri soldi (solo 6,90 € stavolta, è andata benino rispetto allo scorso anno...) ma se penso quanto facilmente avremmo potuto evitarci di vedere Dwalin uscire fuori da un gabinetto e altre cose del genere, e magari finire subito il film con un "bilogia"...


Logicamente, la domanda adesso diventa, cosa diavolo c'infilano nel terzo film? La morte di Smaug, la battaglia dei cinque eserciti e il ritorno di Bilbo. E poi? Ok, non ditemi che tutto questo può coprire 180 minuti, perché non ci credo. Purtroppo Legolas e Tauriel torneranno a farsi vivi, idem Thranduil... eh, ci beccheremo altra feccia elfica. E altre aggiunte alla membro di segugio. Può darsi che almeno vedremo Dain staccare la testa di Azog... (momenti epici per i figli di Aulë!)