Prof Covenant On the Road

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lunedì 7 luglio 2014

Certe mazzate sono solo questione di tempo




Magari sono scemo io. No, posso tranquillamente togliere il magari. Sono scemo e basta.

Ma resta il fatto che quando leggi tanti libri dello stesso scrittore, questo ti entra nell'anima e diventa quasi una persona cara. Lo consideri alla stregua di un parente, pur non avendolo mai nemmeno visto.

Stamattina accendo il PC. Solito giro di giornali, solito giro di siti. Mi trovo un messaggio su Skype al quale non posso rispondere. Bevo il mio caffé mentre me la prendo col solito numero improponibile di pagine di quotidiani on line, bestemmiando contro Repubblica, il fatto, l'Unità, la Stampa e il Corriere. Cancello una mail inutile quindi passo a dare un'occhiata ai vari siti fantasy. Non che mi aspetti chissà cosa per me stesso, ma vorrei sinceramente sapere qualche nuova uscita.

Poi mi arriva la mazzata. Che mi ricorda come uno dei miei autori preferiti, forse il mio preferito per tanti motivi, stia lottando contro una malattia, solo allo scopo di guadagnare un po' di tempo.



Era il 2007 quando venni a sapere delle malattia di Terry Pratchett. E allora avevo letto poco dei suoi libri, complice una distribuzione italiana infame, per cui la grande editoria del nostro paese dovrebbe solo vergognarsi. E già allora la notizia mi aveva colto con un certo sconforto. Lui quasi ci scherzò sopra, tranquillizzando i suoi fan: non era ancora morto, avrebbe lavorato per consegnarci altri libri, sarebbe sempre e comunque stato presente.

Nel tempo, leggendo i suoi romanzi, mi resi conto del genio cristallino di quest'uomo. Di come abbia utilizzato il fantasy nella sua concezione più pura e lodevole, quella di uno specchio del nostro mondo. Lui voleva denunciare le cose a cui aveva assistito nello smaltimento dei rifiuti tossici, facendolo con i libri di magia. I difetti della religione vengono narrati da una tartaruga divina. Il complesso mondo musicale, le differenze e le discriminazioni tra i sessi, le festività e le superstizioni umane.

Ogni tanto leggevo di qualche peggioramento (come la volta in cui ammise, candidamente e con un certo divertimento, di non essere più in grado di scrivere una dedica), della sua "scelta di morire" quando non sarebbe riuscito più a tirare avanti. Ma sapevo anche che c'era, che non si voleva perdere gl'incontri con i suoi fan, che voleva continuare a scrivere.

Poi oggi, leggo la notizia: Pratchett deve arrendersi alla malattia e rinunciare a una convention dei fan di Discworld. Una di quelle notizie che mi ricordano la dura realtà: la vera mazzata deve ancora arrivare e, comunque vada, la battaglia di Sir Terry finirà in una sconfitta. Se sarà la malattia a prenderlo o se sarà lui a decidere di giocarla, di non darle soddisfazione, è una cosa che nessuno può sapere.

E, al pensiero ho paura. Lo stesso terrore che una persona, magari, prova vedendo un parente anziano, rendendosi improvvisamente conto del tempo passato. E di quanto poco esso sia, in realtà, galantuomo.

In momenti come questo, non mi resta che aggrapparmi al motto di Terry Pratchett in persona, ricordandomi il modo in cui lui ha scelto di vivere questi anni di malattia.


"Noli Timere Messorem"
"Non Temere il Mietitore"


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