Prof Covenant On the Road

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venerdì 10 aprile 2015

La mia esperienza su EFP: l'importanza di essere un orso.

L'avevo promesso tempo fa. EFP: tre lettere che ancora oggi mi scatenano una serie di problemi isterici.

Generalmente non ho nulla contro le fangirls. Anzi, capisco molte delle loro ossessioni e, tutto sommato, le ritengo la versione femminile e un pochino più incasinata del nerd medio. Una mia recente epifania mi fa pensare che il modello di ragazza a cui dovrei aspirare sia proprio quello, visto che non potrei riceve commenti negativi da lei sulla mia passione per i fumetti Marvel e per quelli di Zerocalcare. 

Allora, per quale motivo io e le fangirls siamo in uno stato di guerra perenne dal 2011? (il che spiega il perché dalle mie parti siano transitate poche ragazze...).

Presto detto. Perché sono un orso. O almeno così mi dicono.

"In fondo cosa ti costa?" mi domanda la Prof, anche lei autrice, ma che per scelta ha deciso di non pubblicare, lasciando circolare i suoi romanzi di spionaggio solo tra i suoi studenti.

Ci penso su. Ormai è un po' che la Prof e le altre, Le Tre dell'Ave Maria, insistono. Certo, so cosa scrivono le Tre: fyccine maledette su lupi mannari, cacciatori di mostri prese dalle serie TV ammerigane, e i CdZ. Ma non quelli che facevano impazzire la mia generazione, quegli altri, quella della Shiori bimbominkia (con la K, rigoroso strumento di soppressione del CH, che manco Marinetti quando si faceva due spaghi...).

E così mi convinco: è l'agosto del 2011. C'è Lara Manni sulla cresta dell'onda (il caso "Lippermanni" sarebbe scoppiato poco tempo dopo), ormai i siti di fanfictions sono stati completamente sdoganati. E, soprattutto, sono frequentati da agenti letterari. Ora, guai a fare voli pindarici, ma visto com'è la situazione economica, un contratto di pubblicazione forse non mi farebbe schifo...

"D'accordo, hai vinto" dico tra me e me, più che alla Prof, che mostra il suo solito sorriso compiaciuto. Lo stesso che aveva la sera dopo il derby con cui la sua squadra, quell'altra squadra, ci condannò, praticamente, alla serie B. Fottuto 2011.

Mi metto accanto al PC del suo studio, mentre creo un account. Nickname? Vai con qualcosa che per l'epoca ancora non si vedeva molto, una citazione alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (perché all'epoca erano ancora le Cronache e non Game of Thrones). Vai per F. Snow.

Reazione dell'orso che è in me da sempre a questa scelta, poco felice, di nickname
"Vai a casa e passami il capitolo, che lo correggo io" mi dice la Prof.

Annuisco, ancora poco sicuro al riguardo. Percorro a piedi i due Km che separano casa sua dal mio Sancta Sanctorum (evoco demoni solo il giovedì, ora lo sapete), andando direttamente al PC. "Mantieni una media di un capitolo a settimana" mi dice. "E vedrai che ti piacerà questa esperienza".

Sospiro, mentre il vecchio PC ci mette dodici ore per avviarsi. Apro la cartella libri e inizio.

Parto col prologo, retaggio dei miei anni adolescenziali. Il vecchio cantastorie con la pipa in bocca, a diciassette anni, sembrava una buona idea. Mentro lo rileggo a ventitre, un forte desiderio di dare un calcio nelle palle al giovane me inizia a insinuarsi nel cervelletto e ad attaccarsi come il simbionte alieno alla pelle dell'Uomo Ragno. Oggi, il me stesso ventisettenne, dopo aver letto che pure il Ghirardi ebbe la stessa idea, ringrazia il Sommo Essere Supremo del Deismo di non averlo inserito nel libro (non era scritto male, ma una stronzata scritta bene resta una stronzata).

Mastico con violenza il reganisso che ho in bocca, passandomelo sulla lingua, mentre attendo che la Prof mi rimandi il libro. Arriva la mail "Prologo betato". Non so cosa voglia dire Betato, ma mi adeguo. Annuisco, prendo il file e, con un po' di ansia, lo carico su EFP.

Dopo un giorno, ricevo i primi commenti. Tutti entusiasti. Tutti delle mie amiche. La cosa, per quanto mi faccia piacere, non mi aiuta poi così tanto. Praticamente nessun'altro l'ha letto a parte chi l'avrebbe già letto da tempo.

Chiamo le miei amiche, chiedo se per caso l'abbiano passato ad altre persone. Loro dicono sì certo, che lo FARANNO presto. Di non preoccuparmi "Hai letto i commenti? Vanno bene?"

Benissimo, penso tra me, se non fosse che sono gli unici.

"Devi avere pazienza" dice la prof. "Col prossimo capitolo, magari le cose cambieranno". E intanto convince anche il Balestriere a postare. Se non fosse che il Balestriere è un tizio inquietante che va a prendersi il cappuccino all'autogrill con un costume da soldato medievale e una balestra genovese con scatto a noce in spalla, scatenando scene d'ilarità e di panico tra i dipendenti e gli avventori. Quella volta si giustificò al barista con un "Tranquillo: i quadrelli li ho lasciati in macchina".

La settimana dopo posto il primo capitolo, quello che è attualmente, a tutti gli effetti, l'incipit di Nytrya. Sorrido tra me "Credo sia uno dei miei pezzi migliori" mi dico. "Questo qualche effetto lo avrà".

Niente, ignorato pure quello, se non per quei quattro soliti commenti. Bestemmio come un turco. "Posso capire cosa non va nei miei libri!?"

La Prof scrolla le spalle "niente, è che non è il genere di EFP" spiega. "Devi farti conoscere!"
"Come?" domanda il giovane me, in preda a una crisi di nervi.

"Posta commenti sulle altre fanfictions" mi spiega la Prof. "Parla con altri utenti, magari ti segnalo io qualcosa di valido".

Scuoto la testa "Un favore per un favore?"  dico io. "Mi sembra un meccanismo mafioso"

"Non ci vedo nulla di mafioso" replica la Prof, un tantino indignata. "Semplicemente scendi per un po' dalla tua torre d'avorio e commenti gli altri utenti".

Continuo a non essere convinto, ma sono stanco di aspettare Godot. La sera leggo il primo capitolo di una ragazza. Niente licantropi. Niente vampiri. Ma fottuti elfi omoerotici. Mi limito a dare una letta veloce. Sa descrivere. Forse troppo. Si concentra per un paragrafo di trenta righe sulla descrizione di una singola fonte. "Che palle" penso tra me. Ma mi concentro solo sul lato positivo.

"Sai descrivere molto bene" posto. "Hai fatto qualche corso di scrittura creativa?" aggiungo, pensando che possa essere una cosa gentile da dire, senza scadere nel melenso. Incredibile ma vero, quella si offende: "Tutto talento", mi risponde, in maniera molto più articolata, ma non certo modesta, con la possibilità di giungere infine a un pensiero riassumibile nella frase "Non provare mai più a mettere in dubbio le mie capacità, schifoso, la tua è tutta invidia!".

Il talento: questa tara eugenetica che io non posso vantarmi di avere. Purtroppo, a tre anni non ero ancora in grado di scrivere dei fantasy decenti e nemmeno a diciassette. Qualcuno dice che nemmeno a ventisette anni suonati io ne sia in grado. 

Insomma, forse è colpa mia, forse ho beccato l'unica persona scortese. O forse ho sbagliato approccio. Andiamo, avevo già la lingua a penzoloni, pronto per una leccata d'antologia! No, non si fa così, serietà, neutralità, obiettività, consapevolezza!

Ne becco un'altra, una roba allucinante sul modello "Harry Potter, trentacinquenne e frustrato, di quelli con le crisi perché la Ginny dice di avere mal di testa quando lui ha voglia, si fa la decappottabile rossa fiammante, salva una stupida babbana e molla la famiglia per mettersi con lei". Oddio, è quasi adulto come concetto, realistico; se non fosse scritto in maniera imbarazzante. Sorrido, segnalando un paio di errori, con gentilezza, garbo. Sottolineo come l'uso delle "che" appesantisca troppo il testo. Di evitare quegli imbarazzanti siparietti ripresi pari pari da un fottuto shojo. Magari di non usare indicativo e congiuntivo con una libertà assoluta.

Gelo in sala.


Nessuna risposta dall'autrice. Ma i mastini della guerra sono stati sguinzagliati. Pochi secondi, prima che una serie di risposte, contenenti insulti più o meno velati e riferimenti poco carini alla mia sessualità, inizino a intasare la pagina. 

Chiamo di nuovo la Prof, le chiedo dove ho sbagliato "Guarda, EFP è un sito dove si possono condividere in libertà i propri lavori, non fa piacere sentirsi criticare!"

E-GRAZIE-AL-CAZZO!!!
 
Quindi: non riesco a fare dei complimenti senza sentirmi sporco. Non posso dire quello che penso sul serio. Praticamente la vita reale, ovvero quello che su internet, normalmente, nessuno fa, grazie allo pseudo anonimato garantito dall'intermezzo dello schermo del PC. Bella fregatura. Non possono nemmeno fare il leone da tastiera, una volta tanto...

Posto l'ottavo capitolo, quello con PdV di Kennek poche ore prima di ricevere la famosa mail della Plesio. Anche qui, ricevo i soliti quattro commenti farlocchi, a cui però segue un'insolita raffica d'insulti, attribuibili, guarda caso, alle fan girls incazzate di cui avevo attaccato l'amica.

A quel punto, sono senza freni. Becco una storia di un tizio che trova un uovo di drago e diventa parte di una congrega di cavalieri... (mmm, mi ricorda qualcosa...) e inizio a scatenarmi, sottolineando come la storia sia molto, troppo simile a quell'altra, quella scatenante ancora oggi bestemmie multiple quando pure uno come victorlazlo88 me la definisce "una bella storia".

Secondo il dizionario Italo-Amerrigano "Plagiarismo" è un noto termine della lingua italiana, misteriosamente utilizzato solo nei Simpson quando Matt Groening rosica contro Seth McFarlane perché sta sfruttando un filone iniziato da lui, utilizzabile solo negli USA come sinonimo di Plagio o Plagio di Plagio. Dante Alighieri, dall'oltretomba, medita vendetta.
Non mi limito a quello. Vado sulle fanfictions di Twilight e inizio a insultarle. Sono diventato ciò che ho sempre odiato. Sono uno di quelli che legge qualcosa sapendo che gli farà schifo solo per postare un commento negativo. Sono un fottuto troll. 

Dopo l'ennesimo raid ai danni di una ragazzina quindicenne devastata dall'acne, intenta a descrivere un menage a trois capace di far piangere De Sade, realizzo di essere fuori controllo. La Prof mi manda un messaggio, chiedendomi come mai io abbia ricevuto così tanti giudizi negativi. "Cos'hai combinato questa volta!?" domanda, stizzita. Mi conosce troppo bene: sa che ho la coscienza sporca.

"Sono stato sincero" rispondo, laconico. "Sono un cazzo di troll" penso tra me e me.

Dopo pochi minuti, si scatena il putiferio. Tra i vari commenti, un sadico "non sei nessuno" e ancora "quando riuscirai a scrivere qualcosa al mio livello avvertimi".

Ci rinuncio: l'unica cosa da fare è quella di tornare alla purezza d'intenti originale. Tornare nella mia torre d'avorio e ignorare il resto del mondo. Torna ad essere ciò che sono sempre stato dalla tenera età di sei anni: un orso.

Be a Bear