Prof Covenant On the Road

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martedì 19 maggio 2015

Salone Internazionale del libro di Torino: "Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate"


"Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura,/ ché la diritta via era smarrita".

Rubo le parole al Sommo per esprimere un mio pensiero: riflettendoci ora, a mente fredda, ricordo un giorno di tanti anni fa, quando ancora non ero stato pubblicato, ed ero uno di quegli adolescenti pieni di rabbia col mondo intero, convinto di aver prodotto un romanzo di tale bellezza da far commuovere l'Empireo. Non ero proprio "nel mezzo del cammin", o almeno spero (toccatina veloce veloce, che non si sa mai) ma era comunque abbastanza tempo da poter dividere in due parti la mia esistenza. Ero andato a Torino per avere l'autografo di chissà quale autore, mettendomi in coda come tutti, in mezzo a una selva di persone. Passando di fronte agli stand di Mondadori e Fanucci, osservando i titoli di altri autori fantasy, specie di quelli italiani, mi dissi "un giorno anch'io sarò al Salone del Libro a vendere i miei libri". Siamo sempre lì: belle ragazze che mi chiedono la firma sul prosperoso decolté non ne ho mai viste, ma a Torino, a fare lo scrittore """serio""" (le tre coppie di virgolette sono d'obbligo) ci sono andato. Posso mettere la spunta su una delle voci della mia lista di cose da fare prima di morire (cosa che spero di fare mooolto tardi, quando non sarà rimasto nient'altro sulla lista di cose da fare).


Sono giunto alla fine di questi due giorni all'ombra della Mole svuotato di ogni energia, facendo avanti e indietro tra Genova e Torino come una pallina in un flipper. Certo, potevo trovarmi un hotel in città, ma facendo avanti e indietro le spese sono state solo di 36€ contro i 70 che avrei potuto spendere: e poi... a Genova le ferrovie le abbiamo fatte apposta per raggiungere Torino, diamine!
Cosa posso dire del primo giorno? Che, stranamente, nonostante i miei standard, ho raggiunto il Lingotto in maniera quasi normale, salvo poi essere rimbalzato ai due lati della galleria con l'8 stampato sopra per un paio di volte, nella folle ricerca del luogo in cui avrei potuto riscattare il mio ingresso come espositore.

Al di là di tutto questo, posso assicurarvi di aver visto fiumi di persone degni del Lucca Comics. Masse brulicanti di gente diretta verso i tornelli come anime che si accalcano sulla barca di Caronte. Scene infernali a cui un uomo non vorrebbe mai assistere.

A sinistra, un gentile addetto del SaITo mostra alle persone in coda come devono comportarsi per arrivare ai tornelli, usando il polso fermo e un bel remo rigido sulle chiappe, che quando ci vuole ci vuole.
 Nel farlo, mi metto in coda insieme alle altre anime penitenti, andando a testa bassa verso i tornelli, guidati da stuart talvolta simpatici come i demoni col compito di ammassare le anime dei dannati sul barcone di Caronte, domandandomi, al terzo colpo di remo in piena faccia, come mai gli espositori debbano fare tutta questa fatica per entrare. Poi l'illuminazione: chiamare Mur. Il Plesiosauro, in vena poetica, decide di illuminarmi "Per altra via, per altri porti/ verrai a piaggia, non qui, per passare:/  più lieve legno convien che ti porti".

Tradotto, prendi l'accredito, vai al varco del padiglione 5 e smetti di chiamare, che qua c'è gente che lavora. Resta il fatto che entro, pur con la fiera iniziata da un'ora, e sono pronto a mostrare a ognuno di voi le foto del mio primo giorno al Salone Internazionale del Libro di Torin... oh, diamine, ho dimenticato la mia macchina fotografica. Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole...

Non resta altro da fare che prendere posto, tra Mur disperato per l'afa del Lingotto, l'Editrice intenta a fare il suo lavoro, e Sergio Giardo, autore di Roy Rocket, il quale mi illumina gentilmente sulle dinamiche editoriali di casa Bonelli, sul perché l'Old Boy dopo secoli di nulla sia tornato a una dimensione di dignità, rivelandomi anche la dimensione di conoscenza diretta che si raggiunge con gli appasionati di fumetto, nonostante questi cerchino di sviare l'attenzione usando nomi falsi.

Come posso descrivere la prima giornata nello stand di Plesio e Nero Press? Semplicemente frustrante: come ho avuto modo di ripetere al buon StefanoBARRAAndreaBARRANoventa e alla coppia Marina Lo Castro e Fabrizio Cadili nel corso della giornata, il sottoscritto ha cercato più volte di piazzare le copie di Nytrya e Bandlòr, ma s'è ritrovato a vendere più di una volta i libri altrui... e poi al calcetto mi dicono che non faccio gioco di squadra!
Come se distrazioni non ce ne fossero state! Avrei potuto inseguire Saviano, ma era attorniato dalla sua scorta e sarei stato ridotto a carne da macello... oppure avrei potuto chiedere una foto a quel tizio che sembrava proprio tanto chef Rubio, ma se poi scopro che non era lui... sai la figura? Invece no, sempre sulla breccia, con un sorriso da politico stampato sulla faccia e la speranza di piazzare un libro come si deve.

So solo che tornato a Genova mi ritrovo senza forze: non riesco nemmeno a mangiare, non che la cosa mi faccia male, finendo per trascinarmi a letto privo di ogni energia "E caddi come corpo morto cade"!

Il secondo giorno, torno a Torino con la convinzione di poter fare meglio... anche perché fare peggio di due libri venduti vorrebbe sostanzialmente dire stare zitto in un angolino a piangere. Camminando sul soprapassaggio la scena che si presentava ai miei occhi era questa.
Ore 9 e 55. Al mio segnale... scatenate l'inferno.
Che la giornata di domenica sarebbe stata mooolto più affollata e, quindi, molto più caotica, sembrava scontato. Ma qui sono scene che ho visto solo al Lucca Comics, come quella volta in cui quattro cosplayer hanno distrutto lo stand della Vodendrak edizioni. Non c'è più religione, sei d'accordo con me, Filippo? E smetti di far citare ai tuoi villains film e cultura pop! Che poi i recensori te la fanno pagare.

Resta il fatto che arrivo allo stand, prendendo posto e recitando il giuramento dei Guardiani della Notte prima di mettermi al lavoro. Era questo l'elemento mancante nella giornata di sabato: il giuramento! M'inchino di fronte all'Elmo, e recito le fatidiche parole del mio giuramento.

Cala la notte... e la mia guardia ha inizio!
Dopo il solenne giuramento, per recitare il quale, per l'occasione, ho pure "preso il nero", cioè messo la maglietta di Plesio Editore, vengo raggiunto anche da Sonia Barelli, e inizia la vera battaglia. L'afflusso di gente, alle volte, era tale da impedirmi di bloccare uno sventurato passante per far partire la supercazzola. Il che, forse, lo rendeva meno sventurato. Qualche soggetto di estrema simpatia l'ho pur incontrato: un blogger un tantinello pomposo, una signora convinta che i nostri fossero fumetti (nessun insulto) chiedendomi poi scusa per aver pensato che fossero fumetti (ecco, ora da lettore di fumetti mi sento insultato... come se fosse un peccato l'arte del fumetto...).
Stand Plesio preso d'assalto. Chissà se l'Editrice se n'è resa conto... fatto sta che m'impallano la visuale di Mur che, per una volta, aveva accettato di farsi fotografare...
Ma non c'è tempo per concentrarsi su questi soggetti. Si deve andare avanti, mietere vittime e lasciare sul loro corpo esanime copie dei propri libri. Ho avuto persino poco tempo per andare in bagno: la coda era chilometrica pure lì, ma il lato positivo è che ho incontrato Severgnini, purtroppo la situazione era tale per cui difficilmente, anche se avessi avuto il coraggio di chiederglielo, avrebbe accettato di farmi un autografo...
Passo anche a ringraziare gli amici di Nero Press, con cui abbiamo condiviso lo spazio. Sono stati così gentili da aiutarmi con quel piccolo difetto fisico che mi attanagliava dalla nascita.

Finalmente ho trovato un cervello!!!
La giornata, per me, si conclude alle 17 e 45, tempo utile per tornare indietro verso la stazione di Torino Lingotto, 29 minuti esatti. Ma rubo ancora un'istante agli orari di Trenitalia per scattare una foto corale degli autori Plesio incontrati in questi giorni. Mancano, ahimé, molti soggetti, tra cui Roberto Gerilli, divenuto il mio nuovo idolo, e il Noventa, andato via per problemi all'auto.
Vorrei chiedere a Mur, per il futuro, di non distrarmi i soggetti della foto, visto che il Fabrizio era intento a osservare le prodezze olimpioniche di un Plesiosauro capace di mangiare salmone a velocità indescrivibile. Un saluto a Mur.

P.S. Per chi se lo stesse chiedendo, alla fino ho fatto 13, come al totocalcio. E un caro saluto ai gufi!

P.P.S. Ci siamo: Nytrya andrà alla terza ristampa! Un saluto al librario secondo cui non avrei venduto nemmeno venti copie! Goditi la vita!

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