Prof Covenant On the Road

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sabato 19 novembre 2016

Omaggio a un'amica caduta (letteralmente). Un racconto di sfiga galdiana.

In loving memory.
Una storia che comincia in attesa. In attesa di andare dal medico, per farmi controllare quel maledetto piede che mi sono sfasciato in Scozia sullo Storr e che ancora adesso mi sta facendo dannare l'anima. In attesa di un ascensore. Uno di quelli che non arriva mai. La signora del settimo piano mi odia da quando ho fatto raccolta di firme porta a porta per il referendum (non questo...) perciò mi ignora quando le chiedo, cortesemente, di passare al quinto per raccattarmi. Il tizio del terzo non può sapere, dal piano terra, che sono in attesa. E così è pure per il signore che, nel frattempo, ha prenotato l'ascensore prima di me, nonostante mi sia consumato il pollice su quel tasto a forma di pastiglia del Re Sole.

Finalmente, l'ascensore si ferma al mio piano, il quinto. E ne esce un manovale, sporco di polvere dovuta ai lavori. Lo guardo e sorrido. Ha quella maglietta. La stessa che mi sono comprato a Vinci, allo stand di Stay Nerd. Una maglietta di Gandalf davanti alle porte di Moria, intento a dire "Mellon" per entrare. Quasi introvabile, nata come una di quelle edizioni limitate che scadono dopo 24h. Sorrido e dico "Bella maglia, ne ho una uguale!".

Dimostrazione di quanto sia bello essere beatamente ignoranti.



Il tizio è uno dei muratori che lavora al piano di sotto. Uno di quelli che mi rompe i coglioni da anni, sfondandomi le orecchie con trapani e martellamenti vari quando provo a studiare per qualsiasi cosa: un tempo erano gli esami, poi siamo passati alla tesi, quindi ai concorsi pubblici. Ma fa solo il suo lavoro, in fondo... così come io cerco di fare "il mio".

Distoglie lo sguardo, non sorride, non mi risponde. Strano: di solito, quando due nerd del Signore degli Anelli si incontrano, finiscono per sorridere e abbracciarsi. Almeno prima che si scopra che uno preferisce i fottuti Eldar e l'altro i nobili figli di Durin. 

Ma forse è comprensibile, ha sbagliato piano, è chiaro, prende le scale e scende. Un incontro a cui non ripenso per altre sedici ore circa quando, la mattina dopo, penso che non mi metto la maglietta di Gandalf da un bel po' di tempo. Troppo tempo, se non indossi almeno una volta al mese una maglietta a tema LOTR un hobbit piange e un elfo si sente utile. Meglio prevenire questi disastri.

So che era stesa e vado a controllare fuori dal balcone, ma non c'è nessun indumento. Forse mia madre avrà ritirato i panni. La vado a cercare tra la roba da stirare, fiero della mia ignoranza maschile di mettermi addosso una maglietta non passata per il ferro, ma non c'è. E inizia a insinuarsi un sospetto. Quante probabilità ci sono che la stessa maglietta Pampling finisca nello stesso condominio (S.A.N. lascio a lei i calcoli)?

Zittisco i miei dubbi, figuriamoci. Sto diventando come uno di quei vecchi parodiati da Zerocalcare che accusano la badante romena di rubare lo zucchero. A ventotto anni è grave. Controllo i cassetti, magari mia madre l'ha già stirata. Ma non c'è. 

Preoccupato, controllo l'armadio, magari l'ho appesa. Nulla. A quel punto, controllo la roba da lavare e quella appena lavata e capisco. Forse la molletta si è rotta, o forse il vento. Vallo a capire, sta di fatto che metto addosso la tuta e corro come un disperato giù per cinque piani di scale per controllare la porzione di strada sotto il mio balcone. La maglietta non c'è.

Ora so cosa è successo. So da dove viene quella maglietta del muratore, così simile alla mia. So dove l'ha trovata, forse si è impigliata nello stendibiancheria del piano di sotto. Forse si è fatta cinque piani e, tutto sommato in buona fede, si è preso una maglietta trovata in strada (cosa che il vicino, il giorno dopo, mi confermerà). 

Nel frattempo mi dispero. Come dimostro che la maglietta è la mia? Inoltre, se l'ha davvero trovata per strada, potrebbe aver semplicemente pensato che qualche idiota abbia gettato una maglietta buona come un panno vecchio. 

Provo la strada trasversale. Stampo un foglio dove dichiaro di aver perso la maglietta in questione, come si fa quando si perde Milhouse a Springfield, lo appendo sull'ascensore, sulla porta del condominio, sulla bacheca. Sarà impossibile entrare o uscire dal civico 13 senza vedere questo messaggio. 

E aspetto.

Suonano alla porta. Guardo dallo spioncino. Vedo che è lui, ma non ha la mia maglia. Apro e sorrido. Positività, si deve essere costruttivi.

"Buona sera" dico, mentre lo vedo tendermi uno dei fogli appallottolati, con lo sguardo feroce.
"Hai scritto tu questa roba?" chiede.

Strano: ho sempre pensato che un giorno sarebbe successo, che una persona incazzata mi avrebbe fatto quella domanda. Ma in quel caso quella persona era parte di un plotone di esecuzione e teneva in una mano una copia di Nytrya e nell'altra un fucile con baionetta innestata. 

Sorrido "Sì, sa ho perso una delle mie magliette preferite, l'avevo stesa e..."
"...e diamo la colpa all'operaio straniero che se l'è fottuta!"

Trasecolo. Nemmeno l'avevo capito che fosse straniero "A dire il vero, non pensavo a nulla del genere, anzi lei parla molto bene italiano e..."
"Non fare il ruffiano, testa di cazzo!" replica. "Io non ho rubato niente, sono stato chiaro?".

Prende e se ne va. Rimango sulla soglia, scosso, titubante, domandandomi chi abbia torto e chi ragione in quella storia. Chiudo la porta, e vado al computer. Dopo qualche ora di ricerca, trovo un sito che vende la stessa maglietta. Questa purtroppo non si illumina al buio.

Compilo i passaggi, accedo a Paypal. Di fronte alla domanda "Procedi al pagamento?" resto qualche secondo fermo, osservando lo stendino fuori dalla finistra. "Forse" mi dico "vietare di stendere i panni fuori dalla finistra non è un segno di civiltà. Ma di lungimiranza"

Confermo il pagamento, quindi vado su Ebay. Quanto costerà uno stendibiancheria da interno?