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giovedì 25 maggio 2017

Le cinque giornate di Torino: Salone del Libro 2017.




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18/05/2017

"Siamo in arrivo a... Torino Lingotto".
Come se non lo sapessi, maledetto speaker. Sono in piedi da quasi un quarto d'ora, dopo aver lasciato il mio comodo scompartimento per mettermi davanti alla porta del vagone, in attesa di scendere. Arrivo alla stazione e inizio a camminare: credevo che le infrastrutture di Genova facessero schifo, salvo poi scoprire, due anni fa, che per raggiungere il Lingotto Fiere dalla stazione omonima ci vogliono quindici minuti a piedi, durante i quali uno si deve prima allontanare e poi avvicinare per fare una passerella sospesa, collegata direttamente con la galleria commerciale. 

Arrivo davanti all'ingresso degli espositori, in attesa che il possente Plesiosauro venga a prendermi, passandomi quello che sarà il mio aureo biglietto d'ingresso gratuito. Mur ha un carattere amabile, mi assicura da tempo l'Editrice, di quelli che sotto sotto mostrano una grande bontà d'animo. Ma, nei fatti, questo carattere amabile non l'ho mai visto. Ed eccolo arrivare, pinna dopo pinna, sporgere il collo verso di me, con il pass tra i denti. Gli altri espositori guardano il giurassico con un'espressione mista di incredulità e superiorità: dopotutto è solo un editore fantasy, mica di quelli seri che pubblica libri sulle scie chimiche. 

"Sono venti minuti che l'Editrice prova a chiamarti, babbeo!" mi saluta, affiancandosi a me per i controlli e rivolgendo uno sguardo capace d'incenerire un tirannosauro al polizziotto che cerca di passargli il detector sotto la pinna.
Deglutisco "Avevo le cuffie" mi giustifico.
"Questo è tipico di te" mi risponde. "Solo un deficiente che scrive di maiali volanti potrebbe mettersi le cuffie per ascoltare robaccia mentre aspetta che qualcuno gli dica dove farsi trovare per prendersi il pass".
"Awesome Mix Volume 2 non è robaccia!" replico, cercando di non arrossire per l'imbarazzo. Mi ero convinto che con la nuova nidiata di giovanissimi autori messa sotto contratto dall'Editrice Mur si sarebbe calmato. Un cavolo, mi odia come prima e più di prima.

Entriamo nel Lingotto e raggiungiamo lo stand, dove spiccano i poster con le copertine di "Dershing - gli Ultimi Draghi" e "Strange Activity". Ma dove, soprattutto, c'è il mio terzo libro. Khaemir. E qui, devo essere sincero, scoppio a piangere.
L'Editrice sorride, cercando di dissimulare l'imbarazzo. E, nel mentre, Mur sghignazza "Fa così schifo?" domanda.
"Dovresti saperlo" commento. "L'editing l'hai curato anche tu".



Se è mai esistita una fiera con una storia più travagliata di questo 30° Salone del Libro, dovete contattarmi e mettervi comodi: vi offro un viaggio a Genova, una focaccia al formaggio e raccontate. Potrebbe venirne fuori un romanzo degno di nota.

Dall'estate scorsa, quando il 29° Salone si era appena chiuso tra le polemiche, dovute a un organizzazione che, secondo molte grandi CE (e non solo) avrebbe lasciato a desiderare, non si è fatto altro che parlare del grande scisma avvenuto tra Torino e Milano.

Ed eccoci qui, a parlare di un Salone dove alcuni nomi storici dell'editoria italiana non si sono fatti vedere. La conseguenza? Questo Salone è stato eccezionale!

Complice l'assenza di Lord Mondador e delle GEMS, tutte le altre case editrici medie e piccole ne hanno beneficiato. C'è chi, dopo Tempo di Libri, era tornato indietro, come la Feltrinelli che si è aggiunta al Salone in tempi abbastanza sospetti. Ma, alla fine, venendo a mancare un quantitativo enorme di gruppi storici editoriali, il Salone ne è risultato migliore. Coincidenza?

D'accordo, non si può dire che sia stato solo per questo. Sarebbe scorretto affermare che il successo non ricada in gran parte sull'organizzazione della fiera, osannata anche nei bagni degli uomini (più o meno: le scritte "Lagioia e Cassano, insegnate ai nostri figli l'italiano" contano come omaggio?) e sulla regione Piemonte che ha istituito il buono da 15€, iniziativa che ha permesso a molti ragazzi di comprarsi dei libri senza intaccare le proprie finanze.

Tuttavia ecco che qui nasce il paradosso: se fosse stata presente Mondadori, i ragazzi avrebbero scelto di spendere quel buono per prendersi Martin o il libro di quello sconosciuto autore genovese, che li ha tampinati appena hanno messo lo sguardo sullo stand per chiedere quanto costasse il dado gigante? Più di una volta un piccolo acquirente si è avvicinato col buono in mano e gli occhi colmi di gioia e di speranza, chiedendo "pubblicate Martin? Pubblicate la Rowling?", causando un moto di pura ilarità nell'Editrice che, giustamente, replicava con garbo "Se avessi pubblicato Martin e la Rowling ora non sarei qui".

Ma fosse stato solo Martin, o un qualsiasi altro autore degno di nota pubblicato dal malvagio Lord Mondador sarebbe stata una cosa quasi positiva.

Quando i cari ragazzi delle scuole piemontesi venivano a chiedermi libri di Youtuber, allora saliva la depressione. Il cucciosauro Emanuele Maia, a un certo punto, proporrà nell'approvazione generale di affiggere un cartello in cui scrivere "si avvisa la gentile clientela che non vendiamo libri di Youtuber". Cicciogamer (noto per gli strafalcioni grammaticali nel messaggio di presentazione del suo libro) non possiede le capacità intellettive per pubblicare un libro con Plesio Editore, passate oltre, grazie.

E qui mi rivolgo a quella piccola parte del pubblico del Salone che ci ha chiesto informazioni sui libri di Alberico De Giglio, nome che non conoscevo fino a venerdì mattina (cosa della quale ero molto grato): siete consapevoli che chiedermi dello stand Mondadori sia un po' come chiedere al proprietario di una pizzeria dove sia lo Spizzico più vicino? Ma, soprattutto, come cavolo avete fatto a non sapere che MONDADORI NON SAREBBE STATA PRESENTE IN QUESTO BENEDETTO SALONE DEL LIBRO? Un anno dentro una grotta, con occhi chiusi e dita tappate o semplice, puro menefreghismo?

A parte qualche sporadica rischiesta e qualche incontro strano, di quelli che devono essere messi in conto in tutte le fiere di settore ("ma sì, sta roba non vende tanto, pure la Rowling non ha avuto 'sto grande successo"), i giorni trascorsi a Torino sono stati un vero piacere. Vuoi per le numerose vendite (alla fine del Salone cinquanta libri scritti da Federico Galdi hanno trovato una nuova casa: grazie in particolare a tutti quelli che hanno comprato la mia trilogia, Frontiera), vuoi per il clima che si respira sempre allo stand Plesio, anche quei momenti cui i nostri libri erano presi d'assalto (come durante l'intera giornata di sabato, per dire) queste cinque giornate sono volate via.

C'è poco da essere pignoli in questo caso. Questo Salone è stato quasi perfetto: il problema sarà non tornare indietro il prossimo anno.

L'Aventino milanese delle grandi CE ha avuto un effetto molto positivo: si è scelto di dare nuova linfa al Salone, complice l'importante anniversario della trentesima edizione. Un campanello d'allarme che si è tradotto in sveglia, portando l'organizzazione del Salone a realizzare un'edizione caratterizzata da una maggior cura verso le piccole realtà editoriali, quelle di genere e quelle regionali, proponendo numerosi eventi e incontri, invitando tantissimi grandi autori internazionali. Il risultato è stato un successo (qualcuno ha presente quanto fosse lunga la fila per vedere la conferenza di Pennac? No? Lo credo bene, era incalcolabile!).

Sorge quindi legittimo il dubbio che Lord Mondador e compagnia possano voler tornare sui loro passi. Feltrinelli l'ha fatto, dopotutto, e la cosa non ha intaccato il Salone. Va però considerato questo: l'impatto di un singolo colosso editoriale è sicuramente inferiore di quello che possono avere numerosi colossi editoriali.  Il prossimo anno il buono non lo spenderemo per i libri di Stefano Andrea Noventa e Sonia Barelli: meglio qualche minchiata scritta da uno stagista sottopagato su cui ha messo il proprio nome un semianalfabeta che fa video su YouTube. Legittimo, ma non meno irritante.

A questo punto, non resta che sperare in una lunga durata della cattività milanese, portando beneficio a tutte le parti in causa. Si potrebbe applicare, alla manifestazione milanese, la stessa etichetta che potremmo applicare a tante realtà, editoria compresa: la concorrenza aumenta la qualità. Non possiamo negare che questo Salone sia stato un successo anche in virtù dello scopo, nemmeno troppo velato, di affossare il rivale milanese. E, per contro, pure Tempo di Libri potrebbe giovare da una concorrenza col Salone di Torino, senza che i due eventi vadano a scontrarsi direttamente, come era stato ventilato più volte, andando a cadere nello stesso periodo.
 
Insomma: questa volta è andata bene; cerchiamo di far andare bene pure la prossima.

22/5/2017

"Genova Piazza Principe! Stazione di Genova Piazza Principe!"
Lo scomparto è vuoto. Un viaggio solitario vissuto da Asti in poi, dove il mio unico compagno di scompartimento, un francese addormentato, è sceso. Un viaggio passato finendo l'ennesimo libro (Plesio, ovviamente) e dove l'Ipod nel frattempo si è scaricato. Sempre su Awesome Mix Vol.2.
Scendo sulla banchina del binario 19, stanco ma felice dei risulati ottenuti e vedo mio padre venirmi incontro per riaccompagnarmi a casa. Lo vedo sorridere, mentre tiene a freno la Yorkshire desiderosa di scroccare da me delle attenzioni. "Ti trovo distrutto" mi dice, senza smettere di sorridere. "Dev'essere andata bene".
Salgo in macchina, mentre attorno a me inizia il concerto di clacson e le evoluzioni sportive delle moto in cerca di suicidio. Mio padre continua a parlare, mi dice quello che ha sentito su questa edizione del Salone, nonostante io sia troppo stanco per poter rispondere. Alla fine, al semaforo rosso vicino a via Dino Col, mi guarda "Ma prima o poi ci si abitua?" mi domanda. 
Scrollo le spalle. "Prima o poi".